Appunti per uso personale

 

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STILI DI APPRENDIMENTO 

  1. il visivo verbale – imparo leggendo e scrivendo con la letto scrittura 
  2. il visivo non verbale – il Visual learning Imparo guardando le immagini, disegni,  simboli, le mappe
  3. uditivo – preferisco ascoltare ed imparare 
  4. cinestetico – attività concrete tocco faccio attività pratiche 

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I METODI DI INSEGNAMENTO 

LA LEZIONE FRONTALE (LEZIONE CLASSICA) 

  1. Si spiega e gli studenti ascoltano. Quindi io trasmetto in maniera unidirezionale l’informazione 
  2. Posso fare delle domande. 

Però le faccio dopo che ho esposto il contenuto con lo scopo di avere un feedback dagli alunni. Verifico se hanno capito. Se non hanno capito, devo riformulare quanto ho spiegato.

  1. Metodo Participativo 

Durante la lezione gli studenti possono fare delle domande e possono intervenire ma queste modalità – come intervenire,  quando intervenire – le devo negoziare prima della lezione 

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I Vantaggi Della Lezione La Lezione Frontale 

  1. Innanzitutto permette di trasferire i contenuti in maniera logica e consequenziale calibrato proprio sulla classe. 
  2. Permette di mantenere il controllo degli allievi che sono costretti a stare in silenzio.  
  3. Sicuramente per l’insegnante e più facile l’organizzazione di questo tipo di lezione 

Svantaggio Della Lezione Frontale 

 l’impossibilità di verificare il feedback dell’apprendimento da parte della classe perché agli allievi non è sempre permesso di interagire 

N.B Perché LA LEZIONE FRONTALE  si efficace  il docente deve avere una buona competenza comunicativa. Deve essere un attore davanti al suo pubblico. 

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I METODI DI INSEGNAMENTO 

LA LEZIONE DIALOGATA 

È centrata sullo studente. il studente  riflettendo sulle domande formula risposte e conquista così la conoscenza. 

l’insegnante deve garantire un costante coinvolgimento del gruppo attraverso delle discussioni, delle esercitazioni applicative, sollecitando gli alunni a raccontare delle esperienze personali. 

Questo è un modello didattico molto affascinante e molto stimolante per gli studenti perché loro sono incoraggiati a esprimere il loro pensiero mentre acquisiscono delle conoscenze 

Svantaggi La Lezione Dialogata e 

  1. è applicabile solo per argomenti analizzabili In via logico-deduttiva ad esempio la filosofia – solo per certi tipi di materie. 
  2. si tratta di un modello che richiede un tempo per l’apprendimento maggiore rispetto alla lezione frontale 

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I METODI DI INSEGNAMENTO 

LA LEZIONE PARTECIPATA 

è una via di mezzo tra lezione frontale e la lezione dialogata.

L’insegnato determina (come nella lezione frontali) i tempi, gli argomenti, percorsi da svolgere etc – però apporta delle modifiche rispetto alla rigidità della lezione frontale. 

Stabilisce un’interazione con gli studenti e quindi gli dice in quali momenti sono chiamati a partecipare facendo delle domande etc 

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Quali competenze emotive deve avere l’insegnante? innanzitutto l’empatia

che cos’è l’empatia? è un atteggiamento verso gli altri che è caratterizzato dal mi impegno a comprendere l’altro senza giudicarlo a livello morale. mi metto nei panni degli altri. cerco di comprendere a fondo i loro sentimenti e i loro pensieri al di là di quello che viene espresso verbalmente dall’altro. quindi richiede una sensibilità molto fine da parte del docente ed è molto importante riuscire a captare le spie emozionali degli alunni e cogliere i segnali non verbali perché sono indicatori dello stato d’animo dell’alunno 

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LA RELAZIONE EDUCATIVA INSEGNANTE ALLIEVO 

l’insegnante svolge due funzioni 

  1. una è propriamente didattica. insegna i fondamenti di una disciplina 
  2. seconda invece è una funzione educativa che consiste nell’accompagnare L’alunno attraverso la conoscenza verso una crescita che non è solo intellettuale ma soprattutto umano. per fare questo l’insegnante deve essere autorevole e quindi evitare l’aggressività, saper gestire i conflitti a loro sorgere senza timore e senza autocensure.i deve avere un equilibrio psichico 

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LA COMUNICAZIONE TRA DOCENTE E ALLIEVO 

l’insegnante dovrebbe sempre essere disposto al dialogo e alla comunicazione con lo studente

Per facilitare questo rapporto,  questa comunicazione è necessario Innanzitutto il rapporto empatico – mi metto al posto dell’altra persona – cerco di capire il comportamento degli altri.

LA RIDONDANZA consiste nel ripetere con modi diversi la stessa informazione o lo stesso concetto. Deve individuare i disturbi della comunicazione ed eliminarli. 

Comunque nel rapporto comunicativo ci possono essere degli ostacoli 

ad esempio ….

  • la distrazione dello studente perché gli manca l’interesse
  • la saturazione – l’impossibilità dell’allievo di accogliere ulteriori messaggi perché troppo stanco.
  • inadeguatezza dei canali – l’informazione in questo caso viene trasmessa attraverso dei canali difettosi oppure dei codici incompatibili – Quando ad esempio il docente e L’alunno parlano lingue diverse

 in tutti questi casi l’attività didattica dell’insegnante può risultare scarsamente efficace 

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COME DEVE ESSERE L’INSEGNANTE NELLA RELAZIONE EDUCATIVA

l’insegnante affettivo si propone come una guida autorevole. non genera paure. Promuove fiducia. È rassicurante. favorisce nel alunno autonomia e autostima. è aperto all’ambiente circostante è aperto al dialogo con la classe su tutto quello che riguarda le questioni della società del mondo attuale. il docente deve creare un setting di apprendimento. deve attuare un ascolto attivo.  Per creare questo ascolto attivo deve leggere tra le righe. deve captare le spie emozionali degli alunni. Cogliere i segnali anche non verbali, gli stati d’animo. Deve comprendere le dinamiche del gruppo classe nel quale lavora e poi anche l’introspezione – si deve porre in una condizione di apertura e disponibilità anche mettendosi in discussione.

talvolta si possono instaurare tra alunni e insegnanti delle modalità relazionali inadeguate che inibiscono ogni forma di rapporto empatico e di dialogo. gli alunni mettono in atto tre tipi di strategie difensive quando non c’è questo buon rapporto tra docente e alunno.

I TRE TIPI DI STRATEGIE DIFENSIVE DEGLI ALUNNI

  1. l’evasione – l’alunno e insicuro è timido. sfugge alla relazione affettiva e comunicativa. questo può provocare nell’insegnante un ansia ed imbarazzo. 
  2. la seduzione –  L’alunno cerca di conquistare l’insegnante con false promesse nel tentativo di farsi accettare e quindi di dominarlo.
  3. la ribellione – nei confronti della autorità. ci sono dei casi in cui un insegnante per difendersi dalle ostilità degli allievi assume un ruolo punitivo e autoritario. Diciamo che l’insegnante dovrebbe essere sempre in sintonia affettiva con gli alunni. dovrebbe avere un occhio di riguardo per gli allievi più emotivi che hanno più difficoltà ad apprendere e tener conto anche del fatto che parte degli alunni non potrà mai soddisfare gli standard di rendimento raggiunti da quelli più bravi. 

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la scuola ha un ruolo fondamentale nel processo di formazione ma anche in quello di socializzazione. deve valorizzare tutte le peculiarità di ciascun alunno e li deve guidare verso il rispetto delle differenze. lo fa attraverso delle strategie didattiche attente alle specificità dei vari studenti. la scuola è una comunità in cui si impara insieme e si apprende l’uno dall’altro sperimentando lo scambio comunicativo e relazionale. quindi l’apprendimento è legato sempre alla socializzazione. imparare a ragionare e imparare a stare insieme vanno  di pari passo.

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I Modelli Educativi Della Famiglia

Anche la famiglia ha i suoi modelli educativi che producono diversi comportamenti nei ragazze. 

  1. uno stile educativo repressivo valorizza L’obbedienza e il rispetto dell’ordine. provoca ripercussioni negative sulla socializzazione dei figli quali crescono senza creatività e competenze sociali
  2.  lo stile permissivo – è uno stile tollerante nei confronti dei bisogni dei figli. evita restrizioni e castighi e più In generale possiamo avere degli atteggiamenti da parte dei ragazzi ribelli e comportamenti aggressivi che non facilitano l’autonomia personale, la consapevolezza e la responsabilità
  3. stile educativo autorevole – è uno stile Democratico. i genitori partono dal presupposto che nella famiglia Esistono diritti e doveri per tutti. i genitori si mostrano in questo caso Fermi e decisi in merito alle regole e gli obblighi, specificandone però la necessità attraverso il dialogo e il ragionamento. stimolano il confronto e la comunicazione. Questo è uno stile molto valido perché determina una particolare attitudine verso il vivere sociale è una spiccata competenza cognitiva. controllo e attenzione. quindi è lo stile educativo migliore 

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Rapporto tra genitori e insegnanti 

è un rapporto molto complesso Però possiamo fermare che l’impegno è la presenza dei genitori nel percorso scolastico dei figli ha degli effetti decisamente positivi ma alcune volte possiamo avere dei genitori che mostrano delle esigenze eccessive o che arrivano a una inopportuna ingerenza nella scuola.  Altre volte possono mostrare scarsa motivazione alla vita scolastica dei figli, poca fiducia nel rapporto con gli insegnanti. si può fermare però che la collaborazione tra insegnanti e genitori è utile ma molto difficile da realizzare. 

I MODELLI COMUNICATIVI DEGLI INSEGNANTI CON LA FAMIGLIA 

  1. una comunicazione direttiva quando il docente si pone come figura istituzionale. Rappresenta la scuola e la comunicazione si basa sul giudizio. E prevalentemente valutativa. non c’è spazio per i genitori.
  2.  la comunicazione genitoriale in questo caso il docente mostra comprensione e atteggiamenti di accudimento nei confronti dei genitori 
  3. comunicazione competente una comunicazione di tipo empatico. docenti e genitori condividono insieme il percorso scolastico finalizzato a obiettivi di apprendimento e socializzazione. i modelli comunicativi genitoriali possono essere sfidanti. non riconoscono l’autorevolezza dell’insegnante oppure possono essere sottomessi. delegano tutto all’insegnante assenti nel rapporto con i docenti 
  4. partecipativi – i genitori collaborano e partecipano con la scuola e quindi partecipano nella crescita del proprio  figlio 

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METODOLOGIA E MODELLI DIDATTICI

sono delle azioni strategiche di insegnamento rese flessibile dal docente in base alle concrete situazioni e alle particolari caratteristiche degli alunni. Il decreto 275 del 1999 da autonomia organizzativa e didattica in ogni istituzione scolastica. in sostanza si  liberi di scegliere e programmare le metodologie, gli strumenti,  l’organizzazione e i tempi di insegnamento. La didattica di qualità deve valorizzare le risorse interne della scuola, porre a ciascun alunno nelle condizioni di sviluppare al massimo grado le sue potenzialità valorizzando la sua unicità diversità. nella scelta delle metodologie didattiche da usare bisogna rivolgere una particolare attenzione alla soggettività, alle diverse intelligenze, ai vissuti emotivo-affettivo e tener conto che le diverse intelligenze danno luogo a diversi stili cognitivi. 

LA DIDATTICA MODULARE

la didattica modulare è un modello operativo particolarmente diffuso e sostenuto dagli insegnanti in quanto rende possibile l’adeguamento dei contenuti alla forma mentale di ciascun allievo. e una modalità di lavoro flessibile e altamente strutturata. per impostare un percorso modulare occorre definire con chiarezza le conoscenze e le competenze di base che l’allievo possiede e procedere all’individuazione degli obiettivi da conseguire a fine percorso, dei contenuti e degli strumenti necessari. la progettazione modulare va articolata in modo che l’allievo possa cedere gradualmente e per tappe successive alla acquisizione dei contenuti, conoscenze e competenze. quindi l’organizzazione modulare rende possibile l’individualizzazione del processo di insegnamento e apprendimento 

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LA DIDATTICA PER CONCETTI 

questo tipo di didattica si avvale di uno strumento essenziale – la mappa concettuale.

la mappa concettuale è una rappresentazione grafica della conoscenza e queste mappe concettuali sono utili per L’alunno perché consentono di collegare nuove e pregresse conoscenze, schematizzare e mettere a fuoco le idee, sintetizzare ciò che è stato imparato, stimolare la creatività, favorire l’apprendimento metacognitivo, sfruttare la memoria visiva, favorire la discussione. Per l’alunno questo è importante 

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IL LAVORO DI GRUPPO 

E una strategia didattica molto potenziata con autonomia organizzativa e didattica. 

  1. Gruppi omogenei 

Possiamo avere dei gruppi omogenei – consentono di differenziare gli obiettivi e i contenuti e di prevedere più approcci a una medesima matematica. 

  1. Gruppi eterogenei

i gruppi possono essere eterogenei. è preferibile avere un gruppo eterogeneo quando ci sono attività che richiedono collaborazione e scambio di esperienze. quindi possono realizzare attività anche per classi aperte ossia per gruppi di alunni provenienti da classi diverse. per favorire il lavoro di gruppo è possibile sperimentare vari Metodi e tecniche didattiche come il Cooperative Learning, lo Student Team Learning, o il Group Investigation

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IL COOPERATIVE LEARNING è un metodo didattico che utilizza piccoli gruppi in cui gli studenti lavorano insieme per migliorare reciprocamente il loro apprendimento. può essere applicato ad ogni compito ogni materia e ogni curricolo. con il cooperative Learning gli studenti ottengono migliori risultati, realizzano una maggiore capacità di Integrazione sociale e di benessere psicologico. migliorano le competenze sociali e una maggiore capacità di affrontare le difficoltà e lo stress. gli elementi essenziali affinché il cooperative Learning sia produttivo sono interdipendenza positiva. ad ogni componente del gruppo viene assegnato un ruolo, un compito di uguale importanza e ciascuno deve coordinare i suoi sforzi con quello degli altri per raggiungere l’obiettivo comune. Abbiamo l’interazione faccia a faccia e abbiamo una leadership distribuita – vuol dire che tutti gli alunni del gruppo esercitano le competenze di leadership. non ce n’è uno solo. Abbiamo il raggruppamento eterogeneo. i gruppi eterogenei per provenienza sociale, livello di competenze, abilità, interesse e conoscenze risultano essere più efficaci ed evitano l’isolamento dei singoli. la responsabilità individuale di gruppo, ciò è l’apporto del singolo nell’apprendimento del gruppo deve essere insostituibile. un obiettivo dei gruppi di cooperative Learning e anche quello di rafforzare la competenza individuale di ogni membro del gruppo. gli studenti imparano insieme per poter successivamente fornire prestazioni migliori singolarmente. Poi c’è la valutazione di gruppo e la riflessione su quello che è stato il processo di lavoro

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IL CIRCLE TIME è un metodo di lavoro ideato con lo scopo di aumentare la vicinanza emotiva per risolvere dei conflitti. Il Circle Time è un gruppo di discussione su argomenti di diverse natura con lo scopo principale di migliorare la comunicazione, creare un clima di serenità e di reciproco rispetto, imparare a discutere insieme, ad esprimere le proprie opinioni ad alta voce a riassumere quello che è stato detto, ad ascoltare a chiedere l’ascolto.

LA DIDATTICA DEL LABORATORIO 

il laboratorio rappresenta un importante luogo di incontro operativo in cui gli allievi sotto la guida dell’insegnante confrontano le loro competenze per la realizzazione di un lavoro condiviso. le attività laboratoriali favoriscono lo sviluppo delle abilità, delle capacità cognitive e della creatività. al fine di realizzare un’efficace attività di laboratorio va tenuto presente che il docente deve formulare delle proposte stimolanti. deve creare un ambiente ricco e motivante. deve favorire l’esplorazione e la partecipazione Attiva dell’alunno. Deve osservare con sistematicità i processi di apprendimento e di crescita. Deve prendere parte alle dinamiche di gruppo svolgendo la funzione di regista e di organizzatore di questo tipo di lavoro laboratoriale. L’insegnante deve realizzare un archivio per la documentazione delle esperienze.

IL MASTERY LEARNING o apprendimento per la padronanza 

Se si offre a ciascun alunno il tempo di apprendimento che gli è necessario sarà possibile per ogni alunno raggiungere la padronanza degli obiettivi proposti. il Mastery Learning mira portare tutti gli alunni di una classe all’ massimo livello di apprendimento attraverso l’autocontrollo è l’auto verifica dell’apprendimento. a tale scopo definisce in maniera minuziosa gli obiettivi e contenuti dell’attività didattica, diversifica i ritmi, le sequenze, i rinforzi e attraverso una continua verifica dei risultati raggiunti. Per le strategie di Mastery Learning è fondamentale l’elaborazione di procedure, di feedback,  correttive relative alle diverse fasi del processo di insegnamento. Quesiti, brevi test destinati a individuare cosa ogni studente abbia preso di una particolare unità o di un percorso formativo.

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IL PROBLEM SOLVING si realizza presentando un argomento in forma problematica cosi da sollecitarne la soluzione. questo metodo si adatta alle esigenze di tutti gli ordini di scuola e dei diversi ambiti disciplinari attivando la motivazione, l’attenzione, La riflessione e la discussione. 

il problema solving può essere articolato in quattro fasi 

  1. definisco Il problema – è la fase in cui è importante individuare e analizzare il problema da risolvere 
  2. Ricerco le possibili soluzioni – e si Individua quella più appropriata si per l’efficacia , sia per economicità. La tecnica che viene utilizzata in questa fase è il brainstorming.
  3. scelgo la soluzione – dopo di che c’è l’implementazione. e la fase in cui si procede ad adottare la soluzione è a valutare l’efficacia della scelta effettuata.

 IL FOCUS GROUP 

 il docente che adotta il focus group deve creare un buon clima. deve stimolare la discussione e facilitare il confronto. deve favorire la partecipazione volontaria e spontanea di tutti, mantenere un atteggiamento neutrale, far attenzione non solo ai contenuti degli scambi comunicativi ma anche alle dinamiche relazionali che si stabiliscono all’interno del gruppo.

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TUTORING E RELAZIONE D’AIUTO 

il Tutoring è una tecnica di aiuto reciproco in cui gli alunni esercitano la funzione di tutor e anche di allievo. Gli studenti si mettono a disposizione dei compagni in situazioni di svantaggio. Il peer tutoring chiamato anche peer-to-peer è una tecnica didattica in cui gli alunni sono sollecitati a insegnare un determinato argomento ai loro compagni imparando a loro volta. i coetanei sono molto spesso più efficaci degli adulti in quanto offrono di modelli di problem solving più semplici e più vicini a chi deve appenderli. l’interazione comporta dei miglioramenti significativi tanto nello sviluppo cognitivo quanto nella sfera emotiva relazionale 

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Role Playing O Gioco Dei Ruoli 

gli studenti devono assumere i ruoli assegnati dall’insegnante e comportarsi come farebbero realmente nella situazione data. l’obiettivo è quello di far acquisire la capacità di impersonare un ruolo. Il Role playing non è la ripetizione di un copione ma è una vera e propria recita a soggetto Il docente è tenuto a rispettare gli studenti nelle loro scelte e reazioni senza giudicare. deve concludersi con una verifica degli apprendimenti.

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METODOLOGIA DELLA CLASSE CAPOVOLTA DETTA ANCHE FLIPPED CLASSROOM

in questo tipo di didattica l’aula non è più il luogo di trasmissione di conoscenza da parte del docente ma diventa uno spazio di discussione in cui si impara ad utilizzare l’aula come uno spazio di discussione in cui si impara ad usare le conoscenze. ci si confronta con i pari e con l’insegnante. È fondamentale l’uso delle tecnologie perché l’insegnante fornisce i ragazzi tutti i materiali utili per far sì che L’alunno esplori in autonomia l’argomento di studio. quindi fornisce libri, presentazioni, siti web, video tutorial, piattaforma e learning, link etc. Fuori dalle mura scolastiche gli studenti possono realizzare le esperienze di studio, ricerca e approfondimento. L’aula diventa il luogo del dialogo, del confronto e dello scambio. Il docente diventa un facilitatore; una guida.

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LA DIDATTICA DELL’AULA DECENTRATA 

Si tratta di esperienze che possono essere realizzate in contesti diversi dall’aula. Possono essere gruppi di scout, musei, teatri, oratorio, cortile, piazza, quartiere, cinema etc. Questa metodologia prevede che l’aula si sposti all’esterno della scuola permettendo attraverso le uscite didattiche sul territorio l’integrazione tra attività svolta a scuola e quelle Invece svolte in questi ambienti esterni.

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LO STORYTELLING È UN ALTRO TIPO DI DIDATTICA.  

è una tecnica che si fonda su l’arte di raccontare. Stimola la comunicazione, la comprensione del testo e la rielaborazione dei contenuti a partire appunto dalla narrazione. La narrazione può essere supportata da strumenti digitali che consentono di costruire racconti con elementi di tipo immagini, testi, musica, fotografie e filmati, mappi concettuali, grafici.

il Digital storytelling può essere utilizzato sia dai docenti per introdurre un argomento o presentare un progetto ma anche dagli studenti per approfondire argomenti specifici